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Argomento del Canto III

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La porta dell'Inferno si mostra ai due poeti con la sua minacciosa iscrizione che dichiara l'immutabilità della pena: "lasciate ogne speranza, voi ch'intrate" (Inf. III, 9). Allo smarrirsi di Dante, Virgilio risponde con una nuova esortazione al coraggio e prendendo nella sua la mano di Dante.
Nell'oscurità del Vestibolo dell'Inferno si odono sospiri, pianti e grida disperate: Virgilio spiega che si tratta degli ignavi, "la setta d'i cattivi / a Dio spiacenti ed a' nemici sui" (Inf. III,62-64), coloro che nella vita non presero mai una posizione e per questo sono rigettati sia dal Paradiso sia dall'Inferno.

Superati gli ignavi i due poeti giungono alle rive del primo fiume infernale, l'Acheronte, dove le anime dannate attendono di essere traghettate. Improvvisamente appare la barca guidata da Caronte: il demone non vuole traghettare Dante perchè è vivo, ma Virgilio lo ammonisce di non opporsi al volere divino.
Un violento terremoto scuote allora la terra e Dante, sopraffatto, sviene.