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ALBERIGO dei MANFREDI Inf. XXXIII, 109
Cerchio 9 - Zona 3 - Tolomea - Traditori degli ospiti

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Alberigo dei Manfredi, faentino di parte guelfa, apparteneva all'Ordine dei frati godenti.
Frati godenti venivano chiamati i Cavalieri di Santa Maria. Questo ordine, costituito da chierici e laici, aveva il compito sia di contrastare le eresie, sia di pacificare le avverse fazioni cittadine e, per questi motivi, i membri dell'Ordine avevano il permesso di portare armi.

La tendenza dell'Ordine a scendere a compromessi con la vita agiata e mondana dei suoi membri determinarono forse l'uso del soprannome di "frati godenti", che non aveva un connotato dispregiativo.
L'ordine, fondato a Bologna nel 1260 ed approvato da papa Urbano IV nell'anno successivo, fu tuttavia al centro di un'accusa di ipocrisia, largamente diffusa nel tempo di Dante, quando Catalano dei Malavolti e Loderingo degli Andalò accettarono la podesteria di Firenze, mentre l'Ordine vietava ai suoi membri di ricoprire cariche pubbliche.
Alberigo dei Manfredi aveva invitato due suoi parenti, con cui era in profondo disaccordo, ad un pranzo di pacificazione, ma, ad un segnale convenuto, i servi li trucidarono.

Alberigo, come poi Branca Doria, è uno dei personaggi che Dante incontra nell'Inferno, nonostante non sia ancora morto.
Il poeta spiega, infatti, che l'anima di un traditore, appena commesso il delitto, viene subito sprofondata nella Tolomea, mentre nel suo corpo sulla terra prende dimora un diavolo.