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Cancro

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  • Pd. XXV, 100-102
    Poscia tra esse un lume si schiarì
    sì che, se 'l Cancro avesse un tal cristallo,
    l'inverno avrebbe un mese d'un sol dì
    (di solo giorno).

Vitruvio afferma, a proposito di questa costellazione, che occupa una spazio di cielo minimo, ed in effetti il Cancro occupa solo dieci gradi della fascia zodiacale. Le sue stelle, inoltre, non sono particolarmente brillanti.
I Babilonesi ebbero dei dubbi sulla sua rappresentazione. Lo chiamarono "legame di sventura" ("Al-lul"), ma anche "nagar", cioè "falegname".
Una origine della simbologia attuale potrebbe essere l'immagine dello scarabeo egizio.
Per i Greci il Cancro è Karkìnos, il granchio, e comincia ad essere menzionato verso il 430 a.C. Al centro della corazza si trovano due stelle, dette "gamma" e "delta" del Cancro, che, insieme ad un ammasso stellare vicino, avevano suggerito agli antichi l'immagine di due asini con la mangiatoia.

Nella mitologia il Cancro era il granchio che, nelle paludi di Lerna, attanagliò il tallone di Ercole per venire in aiuto dell'Idra. L'eroe lo schiacciò con facilità ma Giunone, riconoscente, pose il crostaceo fra le costellazioni.